Cronache della Rovina – Distruzione e Rovina

AoS SKAFiction Sept06 Terrain

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Le campane urlavano. 

Non in senso letterale: dopotutto, la Campana Spaccarealtà più vicina distava chilometri, eppure rimbombava nelle orecchie del Lordartiglio Nasqueek come se fosse lì a pochi passi. Al rintocco, la fame nera gli torse lo stomaco e gli strizzò le meningi. Con la bava agli angoli della bocca, strattonò le redini della bestia roditrice, la quale mandò un ringhio sibilato, raspando la terra aqshiana con le lunghe dita.

L’impulso era intenso, nella museruola che fungeva da celata si formò una pozza di saliva. Ma no-no, non si sarebbe arreso agli spasmi dello stomaco. Doveva mantenere la testa sgombra. Il suo capolavoro di strategia aveva bisogno di attenzione.

Dalla macchia di betulle in cima al poggio guardò lo sciame avanzare sull’insediamento delle cose-uomo. Fossa Coltello, come l’avevano chiamato i suoi sgherri Eshin prima di sgattaiolare nel buio. Nasqueek non si curava molto del nome scelto dalla gente di superficie per la loro tana: tanto era condannata. Gli uomini ratto della prima ondata, gettatasi contro la barriera arcana a protezione dell’avamposto, l’avevano mandata in sovraccarico, e ora, sui loro cadaveri carbonizzati, avanzavano Ratti del Clan e Ratti d’Assalto nella livrea bianca e nera sacra a Lord Vizzik Skour, demone-profeta del Ratto Cornuto. Sotto l’occhio malevolo del vate, quel giorno non c’erano differenze fra i clan: tutti erano al servizio della sua gran-grossa Digrignorda, manifestazione della sua bramosa volontà.

Scariche di fucile punteggiarono le mura ancora presidiate dalle cose-uomo e circondate da un tappeto di morti. Una sergente latrò un ordine, subito dopo la fronte le esplose per un colpo di jezzail. Raffiche frettolose di proiettili squarciarono gli uomini ratto che si chiudevano sui difensori come un’onda di marea, falciandone a branchi.

Ma le campane continuavano a rintoccare. E gli skaven ad avanzare. E le cose-uomo a cadere, a stuoli.

Sì, Nasqueek era proprio un genio. Eppure si accigliò.

‘Troppo lenti’, mormorò. ‘Dovevano già essere quasi alla costa’.

Nel cielo livido e squassato balenarono lampi verdi. Nasqueek inspirò, assaporando i densi mutaventi che spazzavano l’Erosione, territorio strappato ad Aqshy e plasmato a misura di Skaven: il lezzo onnipresente, il puzzo di masse rivoltanti sapeva di Skarogna. Fra le spire della corrotta foschia smeraldina trapelavano guglie sghembe di rame lurido, protese verso i cieli in maligne sagome ciclopiche. Avevano squarciato la pelle di Aqshy, avvelenato il suo sangue e ulcerato la sua superficie. L’inaspettata resistenza dell’insediamento delle cose-uomo, sottoposte alle battenti folate di energia immonda, era stata soltanto un piccolo contrattempo. 

Sì, ma comunque. Troppo lenti, tutto troppo lento. Lord Skour pretendeva l’Erosione sgombra: era il primo passo per la sua gran-grossa guerra di conquista. Il ritardo non era colpa di Nasqueek: benedetti dalla cieca furia della fame nera, gli sciami della Digrignorda godevano di forza e vigore, ma la disciplina latitava. Qualsiasi manovra, a parte le cariche sconsiderate da un capo all’altro della piana butterata, richiedeva astuzia e concentrazione fuori dal comune.

Nasqueek non aveva fatto che adoperare la cautela opportuna. Sì-sì, proprio così. Non c’erano solo i Sigmariti da tenere in conto: l’Erosione era ancora percorsa da bande votate alla cosa-uomo chiamata Prescelto Eterno, che parevano ostinate e in palese contrasto con qualsiasi istinto di autoconservazione. Molte, ritrovata la ragione, si erano unite agli Skaven, mentre altre rifiutavano di inchinarsi ai nuovi padroni. Sotto la celata dell’elmo, lo sfregio lasciatogli sulla guancia dalla lama di qualche troglodita dei Voto Oscuro si fece sentire, ricordandogli la lezione che gli aveva impartito: con la fretta non si mantiene il potere. Nei giorni precedenti aveva dunque preso ogni precauzione per impedire che il suo branco andasse a smussarsi le zanne in scaramucce superflue, anche a costo di lunghe deviazioni, come dettavano i buoni vecchi adagi dei Verminus.

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Una delle cose-uomo sembrava aver organizzato un pugno di difensori. Sotto la sua direzione, le salve di piombo avevano sgominato la frenesia famelica del brancartiglio di Slizk, i cui membri si erano dispersi nella rotta, calpestando i compagni, i musi sporchi di sangue, spargendo nell’aria l’odore della paura. 

‘Intollerabile!’, imprecò Nasqueek contro gli Stregoni Ingegneri arroccati sul poggio a litigarsi la ferraglia saccheggiata. Puntò l’alabarda lucente verso il più vicino: ‘Tu! Perché questo intoppo non è stato ancora risolto?’. 

I tecnomaghi Skryre portavano la livrea della Digrignorda, ma ebbero il buon senso di starlo a sentire, gli occhi sgranati dietro gli occhialoni. Il più vicino si spostò nella sua direzione e si genuflesse.

‘Mille scuse, saggio signore’. Frugò fra le vesti, ne estrasse un altosquittente coperto di cavi e vi strillò dentro. 

Sotto gli occhi di Nasqueek, fra lo sciame iniziarono a sgomitare accozzaglie di tubature e bidoni: tre squadre di Gettamutafiamme avanzarono con un misto di baldanza e trepidazione, sussultando ogni volta che qualcuno si avvicinava. Mentre le cose-uomo ricaricavano, le squadre arma presero posizione e mirarono lungo la strada principale, poi vomitarono fuoco verde dai bocchettoni con un ruggito rauco. Il selciato svanì sommerso dalle fiamme e i Sigmariti divennero torce urlanti, assieme a qualche Ratto del Clan di Slizk.

Il ruggito si smorzò in un inquietante gemito. Qualche cosa-uomo aveva colpito uno dei bidoni di carburante? Uno Skaven artigliere era stato troppo entusiasta? Nasqueek non lo sapeva, ma ad ogni modo uno dei Gettamutafiamme esplose in una palla verde, poi un altro e infine l’ultimo: lo strillo strozzato di un operatore, un lampo fugace che avvolse la battaglia. Nasqueek strizzò le palpebre e distolse lo sguardo. 

Una voce dietro di lui gli guastò l’umore ulteriormente.

‘Ci stai mettendo troppo, Nasqueek.’ 

La figura in grigio si issò sul poggio, il bastone decorato con campanelle e code di ratto, gli occhi allucinati a rivelare l’uso recente di mutapietra e le corna ricurve a indicare l’appartenenza ai ranghi dei Veggenti Grigi. Alla vista di Glittik, Nasqueek aggrottò lo sguardo trattenendo un commento polemico. Glittik aveva una lingua affilata e acida come il coltello di un Signore della Morte, ma era stato Lord Skour a richiedere la sua collaborazione; l’unico suo aspetto tollerabile era la tendenza a svanire per giorni interi, che destava sospetti ma almeno risparmiava a Nasqueek di sentire la sua voce. E invece eccolo lì, a seccarlo.

‘Sei esitante, Lordartiglio’, lo rimbrottò Glittik. ‘Lord Skour dice ai suoi guerrieri santi di portare i suoi proclami di morte-rovina fino alla costa, sì-sì’. Stese un dito verso un punto dell’orizzonte illuminato dai mutafulmini. ‘Corona Inferno è vicina. È lì che dobbiamo prestare la nostra forza. Non ci possiamo fermare qui. Io questo lo so’, disse gonfiando il petto, ‘perché Sua Bieca Eminenza parla-squittisce con me. Non con te’.

‘È la tua parola, oh più augusto degli auguri’, scattò Nasqueek e puntò l’alabarda verso Fossa Coltello. ‘Osserva, però. Facciamo progressi’.

I Mastri Modellatori del Clan Rasp erano stati saggi, quando la Digrignorda aveva spazzato il loro territorio e sommerso le loro fosse di carne, a prestarle fedeltà e a concedere i suoi Rattogor per aprire la carica. I massicci mutanti scavalcavano macerie come valanghe di carne all’avanzata attraverso lo smog. L’Orrore della Nidiata sfondò una colonna mulinando il flagello, mentre il cannone installato sull’altro braccio sputò mutafiamme. Due palle di cannone si schiantarono sul suo fianco, scavando pezzi di carne. La bestia gorgogliò e vacillò, ma non cadde.

‘Troppo lento!’, strillò Glittik. ‘Tipico di voi Verminus, imbecilli che non siete altro! Per fortuna,’ sogghignò, ‘ho già preso precauzioni per risolvere questo guaio-intoppo’. 

‘Precauzioni?’ disse Nasqueek. Qualcosa nel tono e nel sorrisetto di Glittik gli aveva fatto rizzare il pelo. Voltatosi, il Veggente Grigio iniziò a scendere dal poggio. Nasqueek lanciò un ultimo sguardo a Fossa Coltello, strattonò le redini della cavalcatura e lo seguì.

Superarono colline e vallate dove la sabbia brillava verde. Glittik non sembrava temere tradimenti, e Nasqueek, dal canto suo, era troppo curioso per infilargli una lama in mezzo alle scapole.

Almeno per ora.

AoS SKAFiction Sept06 Filler2

‘È il momento di mostrarti le mie intenzioni’, disse Glittik entrando in una caverna sotto una duna. Da tredici bracieri disposti in cerchio si levavano scintille smeraldine, mentre a ciascun punto cardinale si ergeva un Ratto d’Assalto, la bocca chiusa da una museruola e gli occhi cerchiati di rosso che tradivano i crampi della fame. Non furono però loro ad attirare l’attenzione di Nasqueek.

‘È tutto pronto’, ridacchiò Glittik mentre altri Ratti d’Assalto emergevano da una caverna laterale, spintonando un chierico nel cerchio al centro delle torce, il farsetto da Sigmarita strappato a rivelare tatuaggi in guisa di stella a otto punte. Non era solo. Dodici figure stavano in ginocchio, legate: qualche sciamano dei Voto Oscuro, un essere allampanato con una maschera d’argento, persino un Predicatore dei Clan Pestilens. 

Fu l’ultimo prigioniero a fargli alzare un sopracciglio. Era protetto da un’armatura nera e oro, quasi del tutto coperta da catene di foggia arcana e ceppi runici tramite i quali era assicurato all’altare; la metà inferiore del viso era celata da una maschera chiusa, anch’essa fissata all’altare. Gli Skaven vicini gli puntavano contro le alabarde, guardinghi, e non senza motivo: malgrado fosse intontito dai fumi della stregoneria, nei suoi occhi iniettati di sangue divampava una collera a stento trattenuta. 

‘Quello è della Varanguardia!’, sibilò il Lordartiglio scosso da una scarica di adrenalina. ‘Hai preso le lame giurate del Prescelto Eterno? Le stai… collezionando? Spiegati!’.

‘Servi dei rivali del nostro Lord Skour’, ghignò Glittik. ‘Propalatori di false verità. Molti sforzi sono costati. Alcuni arraffati dal loro campo, altri scambiati con la corte di Krittok Malalama. Nel loro sangue c’è il potere, Nasqueek. Il potere di squarciare-strappare il velo e richiamare i fratelli del Profeta’.

‘Ma questo…’ Nasqueek sussultò, la coda fremette. Malalama non dava mai niente per niente, ma quella era la minore delle sue preoccupazioni. ‘Già le orde del Prescelto Eterno si fidano poco di noi. In teoria siamo alleati. Se lo vengono a sapere… è troppo, troppo!’.

‘No-no. Niente è troppo per noi, adesso’, Glittik proclamò allegro, voltandogli ostentatamente la schiena. ‘È il nostro momento! L’era dei nostri rivali è passata-finita. E tu sei debole-vigliacco, Nasqueek. Non vai bene per il nuovo corso’.

La caverna fu spazzata da venti d’inferno. Sinistri fuochi fatui crepitarono. Fra il rintocco sempre più intenso delle campane Glittik si avvicinò all’altare, il pugnale di mutapietra in mano. Come destata dalla sua presenza, la Varanguardia ebbe uno scatto, strattonando invano le catene che mandavano un malsano lucore verde. Glittik lo ignorò e iniziò a cantilenare. Nasqueek sentì il terrore pervadergli il petto.

‘Aspetta-aspetta!’ strillò mentre i Ratti d’Assalto calavano le alabarde sui prigionieri e Glittik passava la lama sulla gola rigonfia della Varanguardia.

Dallo squarcio emerse una luce verde, come una bomba a pressione degli Skryre. Glittik si gettò a terra gemendo, mentre i Ratti d’Assalto furono ridotti in cenere. La caverna stessa sembrò urlare di dolore. La bestia roditrice di Nasqueek si imbizzarrì, s’impennò e fuggì dopo averlo disarcionato. Dalla fenditura nella realtà che aveva preso il posto del cadavere della Varanguardia uscì una sagoma grande e dinoccolata.

Il demone era uno sfregio sul mondo. Nei suoi occhi splendeva livore concentrato. Nasqueek ne percepiva il lezzo nonostante il soffocante, acre miscuglio dei timor-muschi, il proprio e quello del Veggente Grigio.

‘Vacillatori. Senza midollo’. Le parole del Grande Infesto erano pugnali premuti sulla mente. ‘Chi osa evocare l’onnipotente Squittartiglio? Quale dei figliastri zampemolli di Skour ha bisogno di aiuto nel soddisfare il Profeta?’. 

Nasqueek spostò lo sguardo su Glittik. Il Veggente Grigio stava ancora stropicciandosi gli occhi dopo il bagliore dell’evocazione. Il Lordartiglio colse l’occasione e lo indicò con un dito.

‘Lui, oh più terribile dei signori!’.

Scavalcando i resti della vittima sacrificale, il Grande Infesto si abbassò a raccogliere Glittik, gli mozzò la testa con gli incisivi e ne mangiò il cadavere. Quando lo inghiottì, fulmini verdi gli uscirono crepitando dalle orbite. 

Al gorgoglio di una risata roca, Nasqueek riuscì a staccare gli occhi da terra e li levò verso l’alto. Lo sguardo di Squittartiglio bastò a scuoiarlo vivo.

‘Il Profeta si sceglie delle marionette curiose’. Il demone parlò come se stesse assaggiando le parole, come se pregustasse la sua carne. ‘Ma… duttili. Tu sarai sufficiente’. Spalancò le narici. ‘Sento odore di guerra. C’è da ammazzare’. Fu scosso da una maligna risatina. ‘Calmati. I tuoi sciami faranno bocconi delle cose-uomo, ne triteranno le ossa, secondo i miei ordini… e la volontà del Profeta’. Il Grande Infesto annuì scrollando la coda. ‘Non è per questo che hai lasciato che il Veggente Grigio portasse avanti le sue trame? Per fargli pagare lo scotto del nostro arrivo in questo reame?’.

Sì… sì, era vero, no? Ma certo che Nasqueek aveva lasciato che Glittik tramasse, e guarda com’era finito. Una volta smussato il filo letale del panico, Nasqueek sentì la gola scossa da una risata folle, che si sforzò di trattenere. Spostò lo sguardo sui mucchi di carne che restavano dell’assortimento di sacerdoti del malaugurio. 

‘Domande?’ Squittartiglio reclinò il capo.

‘Solo… solo…’. Dietro la museruola dell’elmo, il Lordartiglio si leccò le labbra secche. La gola gli bruciava per la fame. ‘Perché loro, oh temutissimo? Perché usare le anime dei lacchè del Caos per evocarti?’.

‘Perché il loro tempo sta passando. Il nostro sta arrivando. Siamo fra loro, sediamo al loro pantheon’, disse Squittartiglio esalando sbuffi di caldo fiato venefico. ‘Ci hanno derisi, ci hanno cacciati nelle ombre. Avevano paura, perché ci avevano già riconosciuto come la loro antitesi: i nostri sciami uccidono con frenesia, non con rabbia. Le nostre trame non mirano al cambiamento, ma alla supremazia tramite la stasi. Noi corrompiamo senza portare nuova vita. Divoriamo senza piacere. Sì-sì, da sempre siamo i ratti che rodono le budella del Caos. Lo impareranno, come lo stanno imparando le cose-uomo luccicanti. Useremo i devoti del Caos per logorare i nostri nemici. Poi avremo anche le loro ossa da rodere’.

Lentamente, il demone si avvicinò al Lordartiglio e sollevò un unghione di fronte al suo volto. Nasqueek fu scosso dalla paura, vedendosi già con il sangue che sprizzava dalla gola tagliata, ma Squittartiglio gli levò la museruola. La maschera sbatté sul pavimento. Nasqueek sussultò, morse l’aria e inspirò a pieni polmoni, salivando per la fame. Le campane erano quasi assordanti.

‘Alzati, adesso, nostra prole’, ridacchiò Squittartiglio. ‘Rosicchiamo questo mondo fino al torsolo. Sempre’.

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